rimarchevole…

meglio riassumere…

Lo sguardo gaio. Visioni dell’altra maschilità.


Lo sguardo gaio. Visioni dell’altra maschilità, mini-collettiva a cura di Gilberto Grilli,
in collaborazione con Francesca Palazzi Arduini e Giorgio Caselli.
Presso Infoshop, Fano, via G. Da Serravalle 16.
Da domenica 3 giugno a sabato 9 giugno, ore 17-21.30.

sponsor Arcigay Agorà, www.arcigayagora.it

 Eventi: domenica 3 giugno e venerdì 8 giugno, alle ore 18 – Lettura poetica “Estro-verse. Poesia lesbica da Saffo a Wittig”.

Lo sguardo gaio. Visioni dell’altra maschilità”, è una collettiva d’arte figurativa che apre interrogativi sui cambiamenti nella rappresentazione della maschilità dal Novecento ad oggi. Un evento organizzato in occasione del Gay Pride 2012, che si svolgerà quest’anno il 9 giugno a Bologna, un’ occasione per ricordare a tutti e a tutte quanto ancora in Italia manchino leggi fondamentale in difesa dei diritti civili delle persone Lgbt.
Gli artisti uomini hanno rappresentato tanto, tutto di se stessi nel lungo percorso della storia dell’arte … ma spesso non si ricorda che questo sguardo maschile sull’uomo non è solo eterosessuale, ma anche gay.
Così, se la ricerca sulla maschilità, la fascinazione per essa, la curiosità, sono propri di un artista al di là del proprio orientamento sessuale, è in questo tipo di sguardo, lo “sguardo gaio”, che si possono scorgere con sorpresa lati inediti: si scoprono lati della maschilità invisibili ad altri occhi.
Tra i tanti artisti proposti (e una artista, Laura Bianchi), è facile riconoscere negli schizzi di operai al lavoro di un Pietro Annigoni gestualità maschili che ora potremmo scorgere solo in un rapper, viaggiare poi verso i nudi immanenti di Gilberto Grilli o gli schizzi visionari di Alberto Lanteri, coi suoi colori pop e i vestimenti del maschio quasi metafisici che trasmettono amore e sensualità.

In apertura della mostra all’Infoshop, domenica 3 giugno, verrà offerto un viaggio letterario singolare, per legare questa esperienza anche ad una presenza femminile vivace e ricca di contenuti: una lettura poetica da Saffo a Monique Wittig, che richiamerà con semplicità i reading letterari per sola voce di cui tanto, in quest’epoca di artifici e decadenza culturale, di slegatura tanto frequente tra arte e impegno civile, abbiamo bisogno.

 

Aguzzi…il sindaco non per tutti


In questo periodo di sparate contro i “politici”, pare che il sindaco di Fano, Stefano Aguzzi, abbia deciso da che parte stare: è evidente infatti, visto il tono del suo parere non richiesto, sulle famiglie omo-sessuali, che Aguzzi ha deciso di stare dalla parte di chi “crede” di rappresentare. Si unisce quindi alla folta schiera di quei politici, i quali, magari partendo dalla stessa “antipolitica” alla stregua della Lega o di tanti nuovi aspiranti cavalieri, “interpretano” il volere dei loro utenti o consumatori o fans, gli forniscono alibi già confezionati, consolazioni, cavalli di battaglia, magari additando “il nemico” da combattere, i cui torti coprano i loro come la trave nell’occhio altrui.
Un politico che non sa il significato della parola “partecipazione “ ma sa bene chi vuole attrarre. Un tipo di politico che “parla a nome di” ma è certo, non ascolta.
Che ruolo vecchio, che modo stantio di fare politica! Al pari delle campagne stampa della DC degli anni cinquanta, che educava gli italiani al voto costruendo i primi casi di marketing dell’ideale; casa, chiesa, famiglia.
Nel caso delle famiglie omogenitoriali, che pare Aguzzi consideri non degne di diritti, si tratta di additare un “nemico” delle famiglie eterosessuali tradizionali come se la coperta dei diritti fosse corta: come se cioè tali famiglie, che DI FATTO esistono, potessero sottrarre diritti a quelle tradizionali.
Eppure ormai sappiamo che non è così: un diritto concesso giustamente a una realtà esistente non per questo toglie spazio ad altri, a meno che … non si voglia teorizzare che esistono cittadini di serie A e di serie B.
Il 17 maggio è stata celebrata la giornata internazionale contro l’omofobia, fortemente voluta dal Parlamento europeo. Il mondo gay e lesbico in questi anni è tanto cambiato: finalmente persone qualsiasi alla luce del sole in sempre più paesi, finalmente fuori dagli stereotipi, finalmente coppie che vivono insieme alla pari come quelle etero, e famiglie, le cosiddette Famiglie Arcobaleno, con figli già avuti o avuti per scelta assieme al proprio partner. “The Queen is dead” dicono gli inglesi, “la Regina”, il vecchio stereotipo di omosessuale-checca, è morto.
Purtroppo l’Italia è un paese molto arretrato in questo senso, e l’omosessualità viene ancora vista come una forma “eccentrica”, e non come naturale orientamento quale è.
Perché però seminare odio quando questa realtà non la si conosce? Cosa sa il sindaco Aguzzi di tutti i dipendenti dell’amministrazione fanese gay e lesbiche, magari anche con figli, che vivono con meno diritti delle altre coppie? Cosa sa di tanti personaggi noti e con incarichi importanti della sua città i quali, velando il loro orientamento sessuale perché vittima della loro stessa omofobia, hanno poi relazioni omosessuali nascoste?

Cosa sa Aguzzi quindi dell’omosessualità? Ricorda forse la commedia retrò di Patroni Griffi, rappresentata tempo fa nella sua città? Il sindaco ha figli. Si è chiesto se uno dei suoi figli fosse gay cosa farebbe? Lo condannerebbe a vivere in serie C? Che senso ha il “Registro delle unioni civili” se prima non si cambia la cultura di questo Paese e di chi dovrebbe rappresentare un città?
Nessun diritto per le famiglie arcobaleno e  le coppie di fatto distrugge le famiglie tradizionali, che semmai si distruggono da sole tra incomprensioni e divorzi. Divorzi che, freudianamente, Aguzzi nella sua esternazione cita come caso “limite” evolutivo della società (perché l’ha fatto lui?)
Se vedessimo i “distruttori della famiglia”, invece, in chi ha distrutto la famiglia di Emanuela Orlandi, in chi dovremmo individuare i “nemici” della Famiglia con la effe maiuscola? Sarebbe un gioco crudele dal quale nemmeno i vertici del clero uscirebbe bene!

Ricordiamo al signor Sindaco che anche le persone Lgbt hanno una famiglia: innanzitutto quella di origine, una famiglia tradizionale, normale, e poi la loro famiglia, degna e utile alla società, luogo di affetti e di solidarietà.  E’ inutile che scervellarsi a delineare gli “eccessi” di un orientamento sessuale confondendo lo stereotipo con la realtà, interpretando il ruolo di un Sindaco che non sa che sta offendendo il 10 per cento dei suoi cittadini.

Bene ha fatto il sindaco di Pesaro Luca Ceriscioli, invece, a fermarsi a chiacchierare con le associazioni presenti in piazza del Popolo il 17 maggio, Arcigay Agorà, Cgil nuovi diritti, Agedo- Associazione genitori di omosessuali, Femminismi, Gay and Proud, contro l’omofobia, più edotto non sappiamo, ma sicuramente meno provinciale.

Francesca Palazzi Arduini

17 maggio, IMMAGINA DI essere lesbica, PUOI:


Femminismi, donne di Fano-Pesaro-Urbino, aderisce con questo testo all’importante giornata di mobilitazione contro l’Omofobia e sarà presente al presidio di Pesaro, in Piazza del Popolo, nel pomeriggio di giovedì 17 maggio, unendosi ad Arcigay Agorà, Agedo, Cgil settore Nuovi diritti, associazione Gay and Proud.

Immagina di essere lesbica, puoi:

-pensare di essere una giovane ragazza lesbica, anche carina, sebbene i luoghi comuni dicano (sbagliandosi) che come lesbica dovresti essere bruttina e sgraziata, tu invece sei lesbica, elegante e piacente, sei costretta a rifiutare le attenzioni di un ragazzo il quale, per vendicarsi, inizia a dire in giro che “non sei normale”, che “sei malata”: questo è un comportamento vigliacco e si chiama Omofobia.

-pensare di essere una donna lesbica già affermata sul lavoro, che vive assieme alla sua compagna da anni ma, per il fatto che in Italia ancora ci sono molti pregiudizi sulle coppie omosessuali (e nessuna legge che ti tuteli), non hai mai risposto alla curiosità dei colleghi sulla tua vita privata, mascherandoti con varie scuse. Alle cene di lavoro alle quali i colleghi e le colleghe portano mogli, mariti o fidanzate/i, tu vai da sola, come se fossi single, perché temi che se ti sapessero lesbica potresti subire delle pressioni sfavorevoli e non fare più carriera: questa si chiama vivere in un Paese Omofobo.

-pensare di essere una giovane lesbica che non lo ha ancora detto ai suoi genitori, per paura di “deluderli” in quanto la vita di una persona eterosessuale, per la visibilità, per il mettere su famiglia, per i figli, sembra certo più semplice e temi che i tuoi genitori la prendano molto male. Ti senti in colpa: questo è per colpa dell’Omofobia.

-pensare di essere una donna divorziata con dei figli, che si è innamorata di una donna e che ha capito che la sua sessualità è cambiata, ha capito che ora è lesbica. Nascondi con molta sofferenza i tuoi sentimenti per paura che i tuoi figli non capiscano, o che il tuo ex sfrutti questa notizia facendoti apparire come una donna poco affidabile e non adatta a essere madre: questo perché c’è chi crede alle falsità dell’Omofobia.

-prova a immaginare come ti sentiresti se, donna, scoprissi di provare amore per una donna, e capissi che questa è la tua realtà, una realtà forte e comune a tante, anche se in questa società due donne che si amano e non hanno bisogno o desiderio di uomini sembra ad alcuni una cosa che non può esistere. Prova ad aiutarci a vivere in un Paese civile nel quale l’affetto, l’amore, la sessualità, la solidarietà, sono le cose più belle e importanti.

Essere lesbica non è che una caratteristica naturale dell’orientamento sessuale umano, anche se le persone di orientamento diverso (lesbico, gay, bisex o trans) sono una minoranza della popolazione (si stima dal 5 al 10 per cento) nessuno ha il diritto di diffondere pregiudizi e falsità sulla nostra realtà umana e morale, che è varia, diversa, come quella di tutti/e.
Diventare VISIBILI contribuisce a sfatare i luoghi comuni di chi vuole dipingerci stereotipate/i. Diventare VISIBILI è faticoso soprattutto per noi donne lesbiche, che viviamo in questo Paese dove è purtroppo ancora molto viva la mentalità che vede le donne come soprammobili a uso, consumo e giudizio dei maschi eterosessuali. Nel 2007 il Parlamento europeo ha legiferato condannando l’omofobia ed “ i commenti discriminatori formulati da dirigenti politici e religiosi nei confronti degli omosessuali, in quanto alimentano l’odio e la violenza”.
Aiutaci a combattere l’omofobia e a diventare persone e coppie diverse sì ma con gli stessi diritti delle altre.

Femminismi, donne di Fano, Pesaro, Urbino
in occasione della Giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia. 17 maggio 2012
http://femminismi.wordpress.com

Crisi: attenti ai lupi!

Frigiola, a sinistra, ad una conferenza con Borghezio.

Crisi, inflazione, speculazione bancaria, sono tutti temi su cui oggi è facile appunto speculare, quando invece di porre attenzione alle tematiche del lavoro, del reddito, della necessità di un nuovo modello di sviluppo… si cade nella facile retorica contro le banche affamatrici.
Le banche, e l’uso della moneta legato al mercato mondiale delle divise monetarie, sembrano essere le vere responsabili della crisi, e la destra, anche estrema, sta cavalcando da anni (e purtroppo con successo, lo abbiamo visto alle recenti elezioni in Grecia) il discorso del ritorno all’autarchia e alla moneta sociale.
Patrono della teoria della cosiddetta moneta sociale è stato in Italia il prof. Giacinto Auriti, candidatosi anche con Alessandra Mussolini per la formazione Alternativa sociale nel 2004, e amato dai politici di estrema destra per le sue sperimentazioni con la moneta sociale-locale “SIMEC”, e per la sua teorizzazione di un “reddito di cittadinanza” fisso per i cittadini (e chi non lo vorrebbe?).
Autarchia, moneta sociale, distacco dal modello capitalista per un ritorno presunto e utopico alla Repubblica sociale… sogni dell’estrema destra che cerca di rifarsi la faccia populista. La stessa estrema destra che definisce “ebraiche” le banche, e poi rimpiange il suo passato in divisa anche monetaria.
Noi a farci prendere per i fondelli, da chi ci vuole parlare di “Crisi” spacciandoci teorie che nulla dicono e anzi affossano le realtà della differenza di classe, delle lotte operaie, e presentano il Capitalismo semplicemente come una cricca di banchieri. La teoria del Signoraggio, tanto criticata quanto seducente, è dietro la porta.
Soprattutto non ci sembra chiaro il discorso di chi da un lato invoca misure urgenti contro la crisi e dall’altro simpatizza per la nuova destra populista.
Savino Frigiola, che pontifica sulla statalizzazione delle banche, è allievo di Giacinto Auriti, assiduo frequentatore come conferenziere di ambienti forzanuovisti, apprezzato da personaggi come Antonio Pocobello (fautore della Repubblica Sociale), conferenziere assieme al leghista Borghezio al Centro Identitario di Bassano, conferenziere con Ordine Futuro e Vox Populi, … la nostra domanda, retorica, è:
quale tipo di Stato vogliono queste persone che… batterebbero moneta?
Che questi personaggi, addirittura privati di contraddittorio, vengano invitati a Fano, come accade domani,  da associazioni sedicenti democratiche come Res Publica, ci pare a dir poco grottesco!

Il “Giro” rosa che ci prende in giro


Si parlerà di “celebrazione” della bellezza femminile, di “omaggio” alle donne, ma sembra solo la solita donna seminuda che corteggia, circonda, fa da antipasto ad una manifestazione prettamente maschile come il Giro d’Italia.
Avrete notato il cartellone pubblicitario, con la modella  che svetta da u balcone di viale Gramsci, nelle prossimità di quello che sarà il Traguardo fanese del Giro d’Italia. La scritta è “Fano saluta il Giro”.

Intanto ci chiediamo con che faccia tosta il cartellonista vuole prendere la parola addirittura a nome di tutta la città: forse che le donne, e gli uomini evoluti, fanesi, sono felici di salutare il giro porgendo l’immagine di una modella dipinta in bicicletta? Sì, perché hanno tenuto a sottolineare che l’abito della modella è dipinto sulla pelle…brrrrr…che brivido caldo!
Esiste anche un Giro d’Italia al femminile ma non ci risulta che per questo siano richiestiné “Padrini” di bell’aspetto a porgere discinti i Premi, né cartelloni con uomini procaci dipinti a mano.
Perché quindi, e lo diciamo soprattutto ai lettori maschi, non smetterla col prendere in giro le donne, passive, mai protagoniste, sempre fintamente al centro dell’attenzione ma in realtà relegate al ruolo di vallette, portapremi, veline, hostess, sempre denudate e rivestite in queste manifestazioni totalmente maschili?
Non sappiamo se l’affiche pubblicitaria in questione sia stata posizionata lì, un po’ in disparte rispetto al negozio di biciclette per la quale si diceva fosse stata prodotta, per reazione alla protesta dell’assessora alle Pari Opportunità della Provincia Daniela Ciaroni, che aveva per prima sollevato la questione, scambiando la “produzione artistica in rosa” per un altro parto della mente municipale. Ma siamo d’accordo con lei.

I premi fateveli portare da un giornalista o una giornalista sportiva forniti di mutande, e il saluto della città al Giro lo diano gli sportivi e le sportive.
Perché questo ammiccare alla nudità della modella (ovviamente non italiana, perché l’esotico è più sexy nella mente maschile di una certa età e non solo), e credere che “Fano” si possa compiacere di questa trovata? E le fanesi, invece, etero sessuali e no, troveranno egualmente “erotico” e quindi attraente il messaggio pubblicitario? NOTIAMOLO: molti pubblicitari ancora non solo strumentalizzano il corpo delle donne come attrattiva ma si rivolgono ad un pubblico di consumatori e spettatori come se fosse fatto di soli uomini eterosessuali.

Ci permettiamo quindi di dire che quel cartello non ci piace, che ci dissociamo, che speriamo che qualcuno corregga…forse  lo slogan con “I guardoni fanesi salutano il Giro”.

CHIEDIAMO AI PROPRIETARI DEL CARTELLO DI CAMBIARE L’INTESTAZIONE OPPURE DI RIMUOVERLO PERCHE’ IRREALE E OFFENSIVO VERSO L’OPINIONE PUBBLICA FANESE, CHE E’ TUTTA SESSISTA!

La redazione.

ps: a proposito di immagine delle donne, questa volta sulla stampa, suggeriamo la lettura del Codice etico per la stampa in caso di femminicidio da poco postato sul blog di Femminismi.

Mezzolani non ha la marcia indietro


Sissignore, un Assessore senza marcia indietro, che vanta il primato di gestione della industria più importante delle Marche, quella sanitaria, mentre noi cittadini figuriamo quali consumatori di cotanta catena di montaggio.
Gli investimenti sono ingenti: l’accordo Stato-Regione viene definito dall’Assessore “l’accordo tra Governo e Presidente Spacca”, il fine costruire una struttura da ben 600 posti letto (la quasi totalità dei posti necessari in provincia) a Fosso Sejore, tra Fano e Pesaro.
Sul nuovo giornalino dell’azienda sanitaria Ospedali Riuniti Marche Nord l’assessore è statuario: indietro non si torna.
Il sito individuato è quello, anche se non è di proprietà pubblica. E i proprietari? Incredibile la risposta: “Dopo aver ottenuto i finanziamenti cominceremo a trattare con i proprietari del suolo“…immaginiamo a che favorevoli condizioni, visto che questi ultimi si troveranno a trattare per un acquistodel quale la Regione NON POTRA ‘  fare a meno, visto che ha già indicato il sito come individuato al Governo, il quale secondo Mezzolani ha vincolato la scelta al finanaziamento.
Bell’affare!
Vabbè che a queste dichiarazioni di Mezzolani siamo abituati: non fu lui, Mezzolani padre, a dichiarare che non c’era da scandalizzarsi se la cooperativa nella quale lavora Mezzolani figlio aveva vinto l’appalto per la gestione del Centro unico Prenotazioni, Cup… perché ci lavorava da PRIMA!
E l’Assessore continua a rassicurare “I presidi di polo restano“, accennando a Pergola e Fossombrone, però… è chiaro il riferimento alla svendita di tutto il patrimonio immobiliare (leggi: tutto il possibile cercando di chiudere il più possibile di ciascun ospedale esistente per risparmiare), il Mezzo dichiara: “stiamo lavorando ad un censimento delle proprietà dell’azienda ospedaliera Marche Nord per rendere il patrimonio da indisponibile, cioè ad uso esclusivo ospedaliero, a disponibile. Secondo una valutazione del 2008 parliamo di 90 milioni di euro“. Quindi: svendere tutto non servirà a pagare che una parte del nuovo progettato “ospedalone”, il cui significato resta chiaro:
-chiusura di tutte le strutture possibili a livello locale, con ulteriore costrizione allo spostamento continuo dei cittadini sia per le emergenze che per i ricoveri classici che per un’altra marea di servizi
-resteranno i Pronto soccorso ma non c’è alcuna garanzia sull’assistenza a livello locale per i codici verdi e bianchi che li intasano
-privatizzazione ulteriore di molti servizi a causa del disagio dello spostamento verso l’Ospedalone unico.
La costruzione del nuovo ospedale sarà un volano per l’economia locale…” dichiara mortifero Mezzolani, sì.. grazie! Se dobbiamo sperare nella salute per rilanciare l’economia …molte scelte del Pd, anche a livello ambientale, si rivelano più chiare… ecco perché volevano l’inceneritore!

Emblematico l’altro servizio sul giornalino, intitolato ” Interventi strutturali per -resistere- sino al nosocomio nuovo“, come se le strutture fossero tutte fatiscenti o in condizioni da dottor Zivago, e si fosse in condizioni così critiche da non poter più lavorare senza il nuovo parquet unico, i nuovi parcheggi unici, le nuove sale operatorie uniche!
In realtà le possibilità d’intervento sulle strutture già esistenti e sul loro tessuto urbano sono molteplici…per chi vuole guardare avanti, oltre il proprio naso, e non procede invece, come Mezzolani, guardando indietro e ripetendo il suo “indietro non si torna”.

La civiltà nei giardini: guerrilla gardening a Fano

Il Guerrilla Aperitivo del 27 aprile all'Infoshop di via da Serravalle, Fano.

E’ il gruppo Fano in Transizione, che aveva già portato negli interessanti incontri sui vari aspetti della  Transizione  e la città a Casa Archilei (ad esempio sulla moneta locale) il metodo partecipativo del World Cafè che permette la discussione e l’analisi di temi anche complessi ad un livello orizzontale (non posizione orizzontale, livello!) tra le persone. E sono i Cittadini Attivi del quartiere San Lazzaro. Da questa realtà nasce il lavoro per recuperare aiuole disastrate e spazi pubblici comunali incolti nel quartiere, coinvolgendo chiunque voglia partecipare attivamente per riprendere in mano un discorso di civiltà urbana.

Il lavoro a San Lazzaro in mostra all'Infoshop...

Il movimento di protesta Occupy dal basso che si è sviluppato in questi anni nel mondo, ha sperimentato metodi di confronto e di presa di decisione totalmente democratici, che richiedono l’attività di ciascuno e si basano sul metodo del consenso. Ciò significa che si fa solo ciò che tutti condividono pienamente e si va avanti.

Da notare i crostini con caprino e fiori di borragine...

Il metodo della Transizione dal canto suo ha riassunto tutta una serie di esperienze nel campo dell’interazione sociale e dell’ambientalismo, dando anche a chi ne era digiuno la possibilità di capire come cambiare modello di sviluppo a partire da sé, dalla propria casa, con progetti come Uncredible Edible, dal proprio quartiere, dalla propria città. Vengono messi in discussione metodi gerarchici e autoritari, la passività di modelli di gestione urbana che ormai sono gestiti da “Dirigenti” raramente in feedback con i cittadini, si propone invece un modello di gestione che parte dal basso, dai tavoli di discussioni nelle circoscrizioni, o addirittura nelle vie.

25 aprile: Forza nuova a Pesaro, autorizzati da Sindaco e Questura?!?


Sappiamo tutti che, per ottenere licenza di fare una manifestazione pubblica con occupazione di suolo pubblico occorre richiedere  autorizzazione a Sindaco e Questura. Ebbene, tre giorni fa ( il Resto del Carlino annunciava già l’iniziativa sabato 21)   l’organizzazione di estrema destra Forza nuova emette un comunicato nel quale annuncia la sua presenza a Pesaro in occasione della mattinata di celebrazione del 25 aprile, argomento del sit-in la protesta “contro le banche” e contro la politica del governo. Evidente cavallo di troia per essere comunque presenti in una giornata in cui invece si ricorda la lotta antifascista e la resistenza partigiana.
Ci avevano già provato a Pescara nel 2007, e chiunque può ascoltare i loro argomenti anti-antifascisti (e se due più due fa quattro…) dai loro stessi video.
Ci chiediamo allora: perché la Questura, sicuramente al corrente della forte connotazione provocatoria nei confronti dell’antifascismo da parte di questi signori, ha autorizzato, se lo ha fatto, la manifestazione proprio per il 25 aprile invece di proporgli un’altra data?
La presenza del vasto spiegamento “romano” di polizia in occasione della presenza in piazza del Popolo del presidente della Repubblica gli ha forse fatto pensare che, anzi, Forza nuova avrebbe contestato il 25 aprile senza che nessuno potesse permettersi di contestare la presenza stessa di questo gruppo da sempre avverso alla resistenza e attivo in contestazioni anche violente del 25 aprile stesso?
Se si tratta di questo, siamo di fronte ad una evidente presa di posizione delle Forze dell’ordine a favore della strategia nazionale dell’estrema destra italiana, volta a delegittimare persino le più scontate celebrazioni ufficiali della Liberazione dal fascismo, quest’anno svolte cavalcando la solfa anti-bancaria con la sua retorica del batter moneta che, scusate, ci pare evidente nostalgia dell’autarchia di Benito e non certo necessaria della data del 25 aprile per esprimersi.
A prescindere dal diritto di parola, infatti, che deve essere concesso a chiunque, e del diritto alla contestazione, che come libertari e libertari difendiamo e difenderemo ad ogni costo, qui si tratta di apertura strategica di spazi altrimenti blindati. Sappiamo bene qual’è lo schieramento dei solerti “tutori” in occasione delle visite del presidente o di ministri, e più di una volta contestatori di movimenti di vario tipo sono stati fermati, trascinati in questura, e addirittura denunciati per essersi permessi di provare a portare la propria voce nelle piazze durante manifestazioni ufficiali anche semplicemente con un volantino.
Riteniamo che, a meno non si voglia confermare questa preoccupante teoria sopra esposta, Sindaco, Questore e Prefetto debbano dare spiegazioni a tutti i cittadini circa la loro scelta, a tutt’oggi non smentita.
Consideriamo anche gravissime le affermazioni del Centro sociale Oltrefrontiera di Pesaro il quale, segnalando per primo l’avvenuta (?) autorizzazione, e presentandosi da sempre come luogo di antifascismo militante, invece di voler approfondire i fatti annuncia che  non sarà presente in piazza del Popolo coi suoi contenuti ma che “sarà a Urbino” alle iniziative publicizzate come dei “partigiani e partigiane di oggi” (sic) ,  inconsapevoli della gravità simbolica della scelta a loro dire, e a dire dei comunicati stampa di FN, effettuata dagli amministratori locali e dai “tutori” di un ordine che ci appare ora seguire un disegno scuro.
Se, in queste ore, dovesse risultare che al contrario la manifestazione di Forza nuova non è stata autorizzata, ma l’organizzazione sta diffondendo materiale pubblicitario della manifestazione  in ogni caso, sarebbe opportuno che il Sindaco stesso sporgesse denuncia, per ribadire l’inaccettabilità di questo tipo di provocazioni nei confronti di una giornata, il 25 aprile, già tanto svilita dal comportamento dei “nostri” politici immemori della battaglia per la libertà ed i diritti civili che si è svolta, e che tutt’ora si svolge nel nostro Paese.

SIAE? Che Truffaut ci protegga!


Appello per la depenalizzazione delle letture pubbliche.

Vogliamo raccontarvi il gran rispetto e guadagno che abbiamo ottenuto dai pubblici ufficiali di questo Paese in occasione della Giornata internazionale della poesia.
21 marzo: giornata decretata da svolgersi in omaggio alla poesia, e noi lo facciamo, visto che qui non lo fa nessuno; evidentemente non ci sono poeti e poete in giro a presentare nulla per questo 21 marzo, beh, lo facciamo noi.
Dice un saggio “I ricchi hanno dio e la polizia, i poveri la poesia e le stelle”, così, per tirar su gli animi, annunciamo che leggeremo, in italiano e polacco, all’interno della Libreria Il Catalogo di Pesaro, il 21 marzo, a ingresso libero. Leggeremo Wisława Szymborska sulla base del volume recentemente edito da Adelphi che consta di 244 testi. Ne leggeremo 18, il 7%. Non ci sono fotocopie, chi vuole porta il libro o se lo acquista. Non si tratta di promozione del testo, la maggior parte delle persone che vengono lo hanno già e la libreria non dedica una esposizione di volumi dell’autrice in modi particolari o con fini promozionali.
Ma ecco la SIAE: loro arrivano prima della lettura, fotografano (sì, avete capito bene, anche se non siamo a CSI), guardano l’elenco delle 18 poesie coi loro titoli in lingua originale, e danno appuntamento ai librai il lunedì successivo per “monetizzare”. Ma come? Occorre chiedere il “permesso” agli editori anche per una lettura di pochi brani tratti da un libro? Sì, anche per maratone letterarie, e addirittura per “visite guidate” se durante queste si citano brani di opere letterarie! E nel regolamento Siae non è specificata la percentuale letta dell’opera. Trattandosi di poesia, la cosa appare ancora più grottesca.
E proprio di “permesso” si parla: possiamo comprare i libri ma non possiamo leggerli neppure in piccole parti in pubblico senza chiedere il permesso e pagare altre consistenti tariffe, siamo solo consumatori pressati tra mura domestiche (tassate pure quelle). Così, per questa serata che potremmo definire di volontariato, dobbiamo ringraziare Siae per la comoda cifra di euro 82 prevista per letture effettuate in biblioteche e librerie con meno di 100 posti. La conta degli orecchi infatti prescrive che la tariffa per il beneficio arrecato a più di cento persone tramite la lettura di opere … salga in proporzione. Ma non temiamo: il o la poeta per cui si raccoglie un euro ad ascoltatore non diverranno milionari … molte bocche ci sono prima da sfamare. E in casi di promozione di un libro chi ne detiene i diritti guadagna due volte, sia tramite la Siae che nella pubblicità indiretta.

Noi pensiamo che se in Italia esistesse un po’ di gratuità in più sarebbe molto meglio per tutti … perché Siae è  messa in condizione di tassare anche i personaggi immaginari di Fahrenheit 451: del resto loro i libri li imparavano addirittura a memoria e li recitavano ove capitava!
Possiamo ipotizzare anche una serie di multe ai bambini che negli asili imparano a recitare Rodari a scuola, e il grottesco si ripropone.
Citando un altro regista, Jean Luc Godard, potremmo azzardare: “Gli autori non hanno diritti, solo doveri” ma questo è un argomento controverso, in un Paese dove Siae ha da poco chiuso il Fondo di solidarietà per gli autori di teatro,cinema, tv, radio.
Chiediamo solo agli editori di riflettere su questo e a tutti coloro che ci leggono di fare in modo che Siae “depenalizzi” totalmente le letture letterarie, le maratone letterarie, le citazioni pubbliche nei casi in cui queste non consistono nell’uso a fini di lucro ma in semplice promozione culturale. Così come già chiesto 3 anni fa dall’Associazione italiana biblioteche.

Francesca Palazzi Arduini, lettrice
Monia Andreani, Docente di Diritti Umani

Marlena Gutkowska, lettrice
Lia Didero, associazione Alternativa Libertaria
Donato Romito, associazione Nuovo Mondo
Giovanna Guidi
Elsa Tarsi, commessa
Daniela Pietta
Simone Brunetti, operatore teatrale
Augusto Celsi
Debora Martini, insegnante

 Aderite commentando questo post! Specificate nome, cognome, eventuale qualifica, città di residenza, l’appello sarà inviato a stampa specializzata, radio, Siae, librerie e biblioteche.

Pesaro, 21 aprile 2012

Manifestazione a Fosso Sejore: mettiamoci trasversali!

Crica 400 persone, forse più.  In bici, autobus, auto… . Poche bandiere di partito, molte di associazioni. Cartelli, cartellini. “Volessi, potessi, avessi, erano tre fessi”. Zaffini della Lega con un cartello su cui è magistralmente raffigurata una piovra (ex vaticana?) che andrebbe bene ora anche per la “famiglia” padana. Una signora rivestita da una bandiera di Rifondazione. Fernanda Marotti e Carlo De Marchi, femmina e maschio alfa, col megafono. Una atmosfera interessante.
La statale adriatica bloccata per qualche minuto per consentire al gruppo di sfilare per giungere all’area, stupenda incorniciata tra le colline a pochi passi dell’ostello Sejore. Uno schieramento trasversale alla politica, manifesta l’assenza di sindaci, amministratori, evidente la presenza di persone di schieramenti politici opposti. Finalmente assieme per fronteggiare la scandalosa pratica oligarchica che vede il progetto sanitario deciso a colpi di mano, sindaci acquiescenti, da pochi avvezzi alla managerialità “di scala” anche sulla salute dei cittadini.

Oltre all’associazionismo ambientalista presenti anche esponenti di quello culturale, tra i quali quella di Paolo Venturelli, che ha ricordato durante una istruttiva chiaccherata come le aree non edificabili a fianco dell’Ospedale Santa Croce di Fano, che sarebbero dovute servire, nell’auspicio dell’illuminato architetto Selvelli (colui che aveva progettato l’ospedale-giardino Santa Croce) a eventuale ampliamento nel rispetto del patrimonio urbano esistente, siano state trasformate dalle giunte  fanesi che si sono susseguite, in aree edificabili.
Ora paghiamo decenni di malgoverno e cazzate in urbanistica, di politici incapaci di vedere oltre il proprio naso e la convenienza del giorno.

Prossima manifestazione, ci auguriamo, DENTRO il palazzo regionale, DENTRO i comuni a chieder conto ai sindaci della loro cessione a progetti che distruggono il patrimonio dei presidi ospedalieri territoriali, DAVANTI ai presidi medici per dar modo a tutti i cittadini di dire la loro.

Pink Fish: Arcigay e la carica dei ventenni


Ho partecipato al secondo evento di discussione collettiva organizzato a Fano da Arcigay Agorà, martedì 17 aprile. Età media tra i venti e i trenta anni, presente anche una bella delegazione del gruppo universitario di Urbino Gay and Proud. 4 ragazze ed una dozzina di ragazzi. Le percentuali di “mobilità lesbica” non sono quindi cambiate nel panorama dell’attivismo gayo provinciale ma l’età media sì! e la novità di un gruppo universitario in quella Urbino che noi chiamavamo “necropoli” se privata degli studenti, è una bella novità.
Succede spesso così: si ottengono “sedi istituzionali” con grande fatica, come nel caso di Agorà che ha atteso anni perché il comune di Pesaro gli destinasse una stanza nella “casa delle associaizioni” al Ferrhotel…senza riscaldamento… e poi l’attività invece scorre dove le persone realmente abitano e vivono. In questo caso a Fano, dove questo è stato il secondo partecipato evento, per parlare di omofobia, orientamento sessuale, sessualità, e tanto altro, assieme e senza preconcetti.
La vita di Arcigay in questi anni è stata tormentata da dissidi interni, in primo luogo sul problema della strategia politica da adottare nei confronti di una classe politica ipocrita e sorda ad ogni tipo di sollecitazione e rispetto l’organizzazione dei pride.
Personalmente, da simpatizzante ma appartenente ad un’area del movimento certo meno istituzionalizzata (e abituata a muoversi indipendentemente da strutture e rapporti con le istituzioni), ho  sempre considerato Arcigay (ed Arcilesbica) un patrimonio sociale importante per la politica e la formazione culturale ma per forza di cose un po’ rigido e gerarchizzato nelle sue movenze. Il mio interesse è sempre andato al movimento lgbt spontaneo  che fa rinnovamento culturale in questo Paese.
Per questo mi sono trovata molto a mio agio a questo Pink fish molto vario per argomenti e libertà di discussione, animato da don Pietro, colonna di Agorà, e da JR Jacopo, attivista a tutto tondo. Un dibattito vivace e meno incentrato sul tormentone dei  ”diritti civili” ai quali spesso si riduce la motivazione delle persone socie di Arcigay,  anche l’ impressione di chi vede da fuori le associazioni Lgbt in generale, spesso è quella che si dedichino solo alla lotta per il diritto al riconoscimento familiare, con appendice di piccole altre iniziative culturali però irrilevanti nell’insieme. In realtà il vasto e variegato movimento Lgbt italiano si muove su tanti argomenti e tante battaglie (dalla famiglia alla salute ai diritti ), e soprattutto ha una identità che è anche culturale oltre che politica.
Diciamolo con chiarezza: al di là della macchina mediatica che concede spazio solo in occasione di episodi di violenza omofobica e in caso di novità  sulla questione delle famiglie e del matromonio omosessuale, e di là quindi delle necessarie ufficiali prese di posizione del movimento lgbt, del quale Arcigay è la più vasta espressione, esiste tutto un panorama culturale semi-sommerso. Ed è quello che realmente dà un senso al nostro riconoscerci lesbiche, gay, bisex, trans:
perché è nella narrazione, nella espressione artistica, nella analisi di noi rispetto al mondo che ci circonda, insomma nella nostra cultura, che possiamo riconoscerci DIFFERENTI, e che fondiamo anche le scelte politiche rispetto alla rappresentanza, alla visibilità, ai diritti civili.
E sulla parola differenza noi lesbiche italiane, che abbiamo  subito in questi anni il misconoscimento del movimento femminista italiano, spesso omofobico, e subiamo spesso una sorta di cancellazione sociale anche nel movimento, avremmo molto da dire…

Federica

11 aprile: espropri in Valsusa

In occasione della giornata di mobilitazione in sostegno del movimento NO TAV, mercoledì 11 aprile, dalle ore 17.30 in poi, presidio NO Tav presso l’Infoshop di via da Serravalle 16 a Fano (PU), volantinaggio e musica.

La tav è una grande opera pubblica che non serve a nulla se non a rifinanziare le casse della mafia e dei partiti. Essere no tav per te, cittadino italiano significa bloccare la casta che oggi ti ha portato in questa crisi economica, ha riempito questo paese di debiti e vuole farteli pagare con una manovra da oltre 20 mld di euro e vuole farne altri 22 mld con la sola tav Torino Lione. Essere no tav significa scommettere sul futuro di questo paese, lottare per cambiarlo e proporre tante piccole opere utili e investimenti essenziali per uscire dalla crisi economica. Le scuole cadono a pezzi, gli ospedali chiudono, i giovani vanno a studiare e fare ricerca all’estero, i treni pendolari vengono soppressi e a Chiomonte in val di Susa per recintare un finto cantiere dove non si lavora il governo spende 90.000 euro al giorno da più di tre mesi per pagare la polizia in trasferta (fonti Sap sindacato polizia), dall’ 11 aprile 2012 partono gli espropri  delle terre private i cui proprietari si oppongono all’opera. Ci saranno altri arresti, altri feriti per imporre un’opera inutile?  Non è forse ora di dire basta? In tutte le città d’Italia siamo vicini alla valle in lotta: vieni anche tu a conoscere le ragioni del no tav, vieni a incontrare i no tav della valle di Susa, sostieni e aiuta la lotta no TAV.

Perché di opere inutili e dannose per noi e per il nostro territorio ce ne sono tante in tutte le regioni, anche qui in provincia.

(testo tratto da notav.info)

L’ospedalone darà i suo primi PREMI di produzione?


Il dott. Carmine Ruta, direttore dell’Agenzia regionale sanitaria della Regione Marche, proveniente da Telecom, con stipendio annuale che supera i 300mila euro (ma il sito dell’Agenzia regionale non riporta dati sugli incarichi, quindi riportiamo un dato che non conosciamo esattamente), ottiene nel 2010 (è pubblico quest’anno) una retribuzione “di risultato” di oltre 34.mila euro, una somma che viene poi a regalare in tasse la metà del lordo, fissandosi a circa 16.500 euro netti, praticamente un regalo corrispondente allo stipendio annuale medio di un italiano (tra i 1300 e i 1600 euro).
Scrivono dalla Lista civica Marche su CARLINO 28.03.2012pubblicati da Il Resto del Carlino:

“Apprendiamo dalla stampa che la Regione Marche per il 2010 ha elargito a 80 dirigenti, oltre al regolare e profumato stipendio, la somma totale di 1.500.000 euro di premi per la cosiddetta “retribuzione di risultato”. Ruta, dirigente alla sanità, e Conti, segretario regionale, prendono più di 300.000 euro all’anno, cifre che non hanno certo bisogno di essere integrate con premi ed incentivi. Di questi 80 “signori”, 13 hanno percepito più di 30.000 euro di premio, 11 dai 20 ai 30 mila euro, 51 da 10 a 20 mila euro e 5 sotto i 10 mila euro. Vorremmo sapere quali vantaggi hanno procurato alla collettività questi dirigenti per meritarsi premi che equivalgono al doppio di uno stipendio medio di un operaio e al quadruplo della mensilità di un pensionato marchigiano.”
dal comunicato stampa di Liste civiche Marche del 2 aprile.

Ci chiediamo: quali e quanti premi verranno distribuiti, e si autodistribuiranno invece i dirirgenti Asur regionali per la bella idea di usare la sanità pubblica come fosse un qualsiasi polo industriale?

Ma occorre ricordare che gli stipendi medi di dirigenti regionali e provinciali superano spesso i 30, 40 mila euro annuali sino ad arrivare ad oltre 80mila euro l’anno, ed anche oltre i centomila, inclusi/esclusi i premi di produzione di cui sopra. Parliamo de “Il Trota”? Parliamo di persone che da buttafuori, e senza titoli certi di studio, sono diventati Sottosegretari al Tesoro?
No, parliamo di stipendi DA FAVOLA che spesso oltrepassano i diecimila euro al mese regolarmente conferiti a persone che reggono la piccola burocrazia della nostra Regione, delle notre provincie, ed anche talvolta dei nostri comuni, senza incarichi rischiosi o che richiedono competenze acquisite se non attraverso (speriamo!) regolari e ordinari studi (al massimo una laurea e un master) .

Vogliamo ricordare ad esempio i redditi dei dirigenti comunali di una piccola città quale Fano?
“Al direttore generale Giuseppe De Leo vanno (lordi) 118.007,36 euro; Giorgio Cigna, segretario comunale, 94.082,05″.

…e pensare che non ci sono soldi per retribuire dipendenti di cooperative con servizi importanti, quali quelli del polo educativo, che in media ricevono un salario netto orario di poco più di 5 (cinque) euro all’ora! Giovani, spesso laureati e plurilaureati, spesso con orari flessibili e costretti a lavorare in sedi non idonee… con stipendi che vanno dai 600 euro mensili al massimo ai mille euro al mese!

 

 

In mezzo alla strada, e sul marciapiede

S…iamo una comitiva allegra e spensierata
che vive tutti i giorni alla giornata
non ce ne importa niente se piove o se fa bello
P…erché ci abbiamo il popolo a reggerci l’ombrello
a volte si fa a botte per far contenti tutti
almeno mom comprendono che siam dei farabutti
Q…uesta è la breve storia della classe che comanda
che non si fa pensieri d’aver fatto una banda
e se perché o ma come qualcuno gli domanda
R…isponde m’ahi votato? …e mò me ne sto in branda”
(Riccardo Solari, Satirik. Rime per un regime, Archivio Germinal 2011)

Sabato  31 marzo, Fano: Riccardo Solari soi suoi testi e chitarra, e Bea Casalini su testi di Dada Knorr, cantano la crisi in occasione della European Day of Action against Capitalism, la giornata europea anticapitalista, giorno di mobilitazione in tante città europee.

“compriam molto e vendiam poco
ed è qui che si fa il gioco
che ci rende indebitati ed ai tassi ammanettati
… e l’Europa dei padroni senza chiedere il permesso
ha investito dove è meglio l’operaio fare fesso”
(Dada Knorr)

I fanesi, indaffarati per il mercato cittadino, si fermano a leggere i dati sulla crisi occupazionale in provincia, ma è soprattutto sulla realtà dello scollamento tra società e politica, tra esigenze reali e scelte amministrative, che abbiamo puntato il dito, segnalando come anche sul nostro territorio le scelte degli amministratori non tengano seriamente in conto il problema della disoccupazione giovanile, della crisi economica, ma viaggino verso scelte d’investimento utili solo ai grandi gruppi imprenditoriali.
Oltre a distribuire i dati sulla crisi in provincia (estratti dal recente rapporto Cgil, che invece proprio oggi, domenica, volantinava davanti alle chiese per …sensibilizzare sull’importanza dell’articolo 18, della serie non si sa più a che santo votarsi), abbiamo diffuso il testo della Giornata anticapitalista.
Grazie a Riccardo Solari per aver cantato per noi anche il suo nuovo stornello su Mario Monti, “ Il sedentario”.

European Day of Action against Capitalism
31 marzo 2012

 

L’Europa e l’Unione europea (UE) sono in stato di emergenza. Da mesi si aggrava la crisi del credito e del debito pubblico. Nelle varie e ripetute conferenze i governi vagliano programmi per risanare il capitalismo in Europa. Secondo media e politica si andrebbe altrimenti incontro al collasso e alla recessione, oltre che al sorgere di una nuova povertà. Questa retorica catastrofista apre la via alle sfrenate riforme di mercato, che influenzeranno la nostra vita e la nostra società per decenni – se noi non ci opponiamo!

La globalizzazione capitalista dei decenni passati ha intensificato la concorrenza tra imprese e stati . Tutte le grandi nazioni industrializzate hanno ampiamente deregolato i propri mercati. Hanno imposto tagli sociali, privatizzato beni comuni, limitato i diritti dei dipendenti ed aumentato il controllo sociale. Tutto nell’interesse di una sregolata crescita capitalista. Ma persino in Europa, nella zona benestante di questo sistema mondiale, la nostra vita si fa di anno in anno più insicura e la scissione sociale continua ad aggravarsi. Nei cosiddetti “mercati emergenti” la crisi sociale è in ogni caso permanente: espropriazioni e sfruttamento senza scrupoli sono appoggiati dallo stato per giustificare una crescita nazionale che in realtà raggiunge solamente pochi privilegiati. La trasformazione neoliberale dei decenni scorsi ha anche fatto straripare i mercati finanziari: sia il boom del dotcom, siano fondi immobiliari o la tratta di titoli derivati – da anni esplodono le bolle speculative, ad ogni boom segue una recessione. Non è colpa dell’avidità o della corruzione di una piccola élite, come spesso supposto. È colpa della giornaliera logica di mercato a cui tutti noi siamo costretti, uguale se lo vogliamo o no.


Nel 2011 la crisi monetaria e l’aumento del debito pubblico si sono acutizzati. Ad alcuni stati manca poco alla bancarotta, che in questo modo metterebbe in pericolo l’euro. A giudicare da valutazioni superficiali e populiste questi stati avrebbero “vissuto sopra i propri mezzi”. In realtà hanno cercato soltanto di creare una crescita economica tramite l’indebitamento. Si sono comportati come tutti gli stati, solo senza riscuotere nessun successo. Il sostegno economico, che ricevono dalla banca centrale europea (BCE) e da nuovi fondi di soccorso di miliardi di euro sono legati a vincoli senza riguardo. Allo stesso tempo un limite d’indebitamento dovrebbe rinnovare la fiducia nel mercato, naturalmente a sfavore di lavoratori, studenti e disoccupati. I profitti privati invece non si toccano. I paesi dell’est e sudest candidati all’entrata in Europa si trovano in una situazione analoga, infatti la UE e il Fondo Monetario Internazionale (FMI) li incitano a vasti tagli e programmi di privatizzazione. Tutto ciò per rafforzare il regime di concorrenza che si trova in crisi e per salvaguardare le pretese delle nazioni dominanti in Europa. Malgrado ci siano disaccordi riguardo i particolari, Francia e Germania insieme sono riuscite ad imporre i propri interessi senza grandi difficoltà.

Il 31 marzo sarà soltanto un primo passo. Le nostre manifestazioni in contemporanea nei diversi paesi europei sono più che un solo simbolo di solidarietà. Già da ora danno inizio a una discussione, creando una rete che coinvolge quasi tutta Europa. Invitiamo tutti i gruppi per l’emancipazione a prendere parte attivamente a questo progetto.

L’impatto della crisi nei nostri paesi ha effetti diversi, però abbiamo tutti quanti un obiettivo comune: non vogliamo salvare il capitalismo, lo vogliamo distruggere! Ci opponiamo a ogni forma di nazionalismo e a una politica che si adatta a interessi dello stato. È importante difendere diritti sociali già esistenti ed ora posti in discussione, ma la nostra prospettiva deve andare oltre. Noi vogliamo sbarazzarci delle costrizioni del capitalismo e delle sue istituzioni politiche. È questo l’unico modo in cui la diffusa richiesta di una “vera democrazia” possa realizzarsi. (…)

AAA cantastorie cercasi


CERCHIAMO CANTASTORIE, STORNELLATORI/TRICI per cantare in piazza e per la strada stornelli sulla “crisi”, accompagnati da questo testo che vorremmo distribuire.
Chi vuole rivestire per un po’ questo ruolo che ormai manca nella nostra società, può proporsi qui o sulla pagina facebook dell’evento, usufruire delle frasi-stornello già scritte in questo post e proporre se vuole anche su stornelli originali.

Crisi crisi crisi: ma cos’è?!?

in occasione della giornata europea anticapitalista,
European Day of Action against Capitalism
Sabato 31 marzo, Fano, Infoshop di via da Serravalle 16,

chiusura della mostra sulla crisi e per l’occasione…il “CantaCrisi”!
dalle 10.30 in poi in via da Serravalle e dintorni si stornella sulla crisi
con Riccardo Solari and co..

Nella mostra che chiude il 31 marzo all’Infoshop, intitolata “Ma cos’è questa crisi”, abbiamo cercato di spiegare come è stata creata, chi sta pagando/chi pagherà questa crisi e le possibili alternative per uscirne.

I dati di Cgil Marche sulla disoccupazione riguardanti anche la nostra provincia:

- una sola assunzione su 11 avviene con contratto a tempo determinato, il resto sono contratti provvisori che non danno alcuna sicurezza per il futuro, spesso malpagati, a fronte di una disoccupazione che ha raggiunto nella provincia il tasso di disoccupazione al 6,7 per i maschi, quello femminile dell’8,3%, il più alto degli ultimi 15 anni. Il lavoro interinale (praticamente il lavoratore in affitto), passa ad essere il 16,7% del totale nelle assunzioni.

- nelle Marche 46mila persone cercano lavoro, che raddoppiano se consideriamo la disoccupazione non emersa. Ai giovani viene sempre più spesso offerto lavoro sotto forma di “stage”, lavoro nero in realtà e senza garanzie di nessun genere.

- circa 20mila lavoratori in cassa integrazione e 10mila lavoratori licenziati nel 2011.

E come pensano i nostri politici di impegnarsi strategicamente per ridurre la disoccupazione, sostenere opportunità di lavoro per i giovani, cambiare lo scenario della crisi imprenditoriale?!

Finora la politica della Regione Marche e delle nostre Province è consistita nell’impiegare i soldi giunti dall’Unione Europea (sempre soldi nostri, ovviamente).

Ma si tratta di una goccia nel mare, rispetto alla quantità enorme di quattrini che vengono impiegati nell’industria pubblica maggiore delle Marche: la Sanità.

Ora, Pesaro e Fano stanno seguendo gli input regionali per dare alla luce un colosso sanitario dai primi costi mostruosi: oltre 130 milioni di euro!

Soldi che serviranno ad accorpare i posti letto dei comuni di tutta la provincia, con buona pace dei sindaci, anche dei più “roboanti” come il sindaco fanese Aguzzi, che dichiaravano che
i presidi medici locali “sarebbero stati tutelati”.
In definitiva: la crisi c’è, ma non per chi usa i soldi pubblici per progetti inaccettabili!
Per questo è importante esserci,
creare momenti di scambio e di confronto sulle realtà della crisi, e
prendere la parola a livello locale sulle tante scelte prive di obiettivi condivisibili che stanno compiendo amministratori che non rappresentano più nessuno se non se stessi.

 

La mostra all’Infoshop, della quali puoi leggere parte del materiale su questo blog (ma cosa è questa crisi testi), è stata autoprodotta da: Alternativa libertaria-FdCA, Fano in transizione e gruppo cohousing, Femminismi, con la collaborazione di Rete 99%.

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